da miralda | 24 Ott 2013 | 24-36 mesi, Dal Mondo, Il Cucchiaino di Mamma e Papà
La “fideua” mi ricorda la primavera a Barcellona e il mese trascorso lì per lavoro di Lui.
Settimane che mi richiamano il terrazzino sopra i tetti della nostra casa a Gracia, le vie e le piazze da paesino del nostro quartiere, le lunghe camminate con le bambine, i mercati multicolor e l’atmosfera piena di energia di una città mediterranea e cosmopolita.
La ricetta, ecco, doveva far parte del capitolo “I giramondo” de La Forchettina (a proposito i testi li ho scritti proprio nel periodo barcellonese). Poi è saltata per problemi di foliazione. Come dire avevo creato e scritto troppo, non ci stava.
Anche se paella e fideua non sono ricette catalane, a Barcellona sono diffuse e anche noi, nel nostro peregrinare per taperie, non abbiamo potuto perderci l’assaggio.
La fideua è nata grazie al genio di un pescatore valenciano, che trovandosi senza riso, in mare aperto, propose al resto della ciurma la variazione con la pasta. Dopotutto, la sottoscritta è un’appassionata di pasta risottata e, alla fine, questa è una pasta risottata:-)
Avevo letto della ricetta e ovviamente non ho potuto fare a meno di sperimentarla in uno dei ristoranti specializzati in paelle&co (in fattispecie qui: El Glop (http://tavernaelglop.com)).
I sottili spaghettini (o capelli d’angelo o “fideua” in valenciano) hanno conquistato le pupe più della classica paella di riso.
Per la ricetta ho utilizzato gli spaghetti della linea Fiorfiore Coop, da spezzare con pazienza a pezzetti di un centimetro e mezzo circa. E qui ho messo al lavoro l’Aliciotta.
Nella nostra fideua ho aggiunto più verdure e meno pesce e sostituito il brodo vegetale con quello di pesce per una questione puramente di comodità e sapore più delicato.
Potete anche preparare la ricetta con ulteriori variazioni: sostituire il pesce con la carne, oppure optare un mix o solo verdure.
piesse: gli spaghettini così piccoli e sottili sono perfetti anche per i più piccoli, Lea docet:-). Nel caso di pupi attorno all’anno evitate i gamberi e aggiugete della polpa di pesce bianco (sogliola, gallinella, scorfano…).
Ingredienti (per 4)
350 g di spaghettini Fiorfiore Coop spezzati
2 peperoni rossi
300 g di piselli
300 g di salsa di pomodoro passata
1 cipollotto
2 spicchi d’aglio
1 decina di pistilli o una bustina di zafferano
400 g di calamari ad anelli
4-5 scampi o 400 g di code di gamberi freschi
prezzemolo (o basilico)
limone
sale
brodo vegetale (circa 400-500 ml totali)
Lavate i peperoni e tagliateli a piccoli quadrati.
Mescolate i pistilli di zafferano (o la polvere) in una tazzina di brodo caldo, lasciate riposare per qualche minuto.
Prendete una padella molto larga e con il fondo spesso: vi servirà per cuocere tutti gli ingredienti, poco alla volta.
Fate scaldare un paio di cucchiai di olio. Versate gli spaghettini spezzati e fateli tostare per qualche minuto. Toglieteli e metteteli da parte.
Nella stessa padella saltate gli scampi (o i gamberi) con un cucchiaio di olio per qualche minuto. Fate lo stesso con i calamari e teneteli in caldo, insieme ai gamberi.
Ora le verdure: fate stufare il cipollotto affettato finemente e lo spicchio di aglio con un cucchiaio di olio, aggiungete i peperoni e i piselli, lasciate cuocere per dieci minuti. Unite la salsa di pomodoro e un paio di mestoli di brodo. Versate gli spaghettini disponendoli nella padella a formare uno strato uniforme, aggiungete la tazza di brodo con lo zafferano e ulteriore brodo fino a coprire per bene.
Cuocete per qualche minuto, senza mescolare, facendo consumare il brodo. Aggiungete gamberi e calamari e portate a cottura. Servite con il prezzemolo (o il basilico) tritato e il limone tagliato a spicchi.
da miralda | 22 Ott 2013 | 24-36 mesi, Il Cucchiaino di Mamma e Papà, Winterzauber

Mi piace giocare coi colori. Smalti, scarpe o primi piatti. Ieri ho recuperato le prime carote viola al banco “ortofrutticolo”: hanno trasformato la minestra “chi cerca trova” (come la chiamiamo noi da queste parti) in una piatto “fashion” e un po’ surreale. Viola, viola, pasta compresa.
Oggi è stata la volta delle barbabietole. Ne è uscito una sorta di pie per via della crosticina a base di patate (dolci e non), candido sopra, di un fucsia acceso all’interno.
Ovviamente visto il genere non ho resistito e ho scelto la monoporzione, mentre per la pasta ho optato per le penne trafilate in bronzo della linea Fiorfiore Coop.
La ricetta, alla fine, è molto più veloce di quello che a tutta prima possa sembrare. Un fattore importante, considerato che ci stiamo ancora muovendo tra scatoloni e… scatoloni, con la sottoscritta che ha parecchio la testa per aria. Ricevere dopo mesi di lavoro il frutto delle tue (nostre!) fatiche in copia cartacea è soddisfazione immensa, un po’ ci credi un po’ no. Lo contempli, lo sfogli e lo risfogli. Ricerchi possibili difetti (al momento non pervenuti:-)) ma sono ancora nella fase “ogni scarrafone etc…”), rileggi le tue parole e sorridi. Sorridi. Sorridi.
La Forchettina è uscita giovedì scorso, giorni in cui è già andata qui e là. Ma non ho ancora ben realizzato:-)
La ricetta. Ho cercato di contrastare la nota dolciastra della barbabietola con una salsina a base di yogurt e striscioline di salmone affumicato (qui a casa ci sono delle vere appassionate del suddetto articolo). Il risultato? Inaspettato e delizioso, soprattutto adorabile per via del colore (che qui alla fine siamo ancora molto girlish).
Ingredienti (per 4)
250 g di penne rigate Fiorfiore Coop
1 barbabietola cotta al vapore
250 g di yogurt greco
150 g di panna fresca
200 g di salmone affumicato
1 cipollotto
1 patata dolce
2 patate bianche
1 pizzico di aneto
sale
olio extravergine d’oliva
Pelate le patate e cuocetele a vapore o bollite.
Tagliate la barbabietola a cubetti piccoli e saltatela in padella con del cipollotto affettato finemente e stufato con un cucchiaio di olio extravergine d’oliva. Aggiustate di sale e tenete da parte.
Nel frattempo scaldate abbondante acqua salata e portate a bollore per cuocere le penne. Tenete le penne molto al dente.
Frullate la barbabietola con lo yogurt e la panna, lasciando da parte di entrambi, panna e yogurt, un paio di cucchiai.
Passate le patate nello schiacciapatate, salate e unite panna e yogurt con un pizzico di aneto.
Condite le penne con la salsa alla barbabietola, aggiungete il salmone tagliato a strisce sottili. Prendete delle ciotole singole (o un’unica pirofila) disponete la pasta sul fondo. Con una sac à poche o semplicemente con il cucchiaino ricoprite la pasta con la purea di patate. Infornate per 15-20 minuti a 185° e servite.
da miralda | 17 Ott 2013 | 18-24 mesi, Il Cucchiaino di Mamma e Papà, Winterzauber
Oggi la nonna non è più quella che una volta proponeva polpette a merenda (ma che buone!) e generose porzioni di pasta ai broccoli quando capitavi a pranzo. La mente è ballerina e le forze non le permettono più di cucinare. Però i ricordi rimangono: i profumi della sua cucina, le teglie di metallo consumato e acciaccato, gli ingredienti pesati a occhio e sorriso quando preparava i dolci.
Orecchiette, linguine e spaghetti con broccoli&co (ci entrano anche cavolfiore, cavolfiore romanesco e cime di rapa) sono un piatto di famiglia.
Ovviamente la sottoscritta l’ha declinato in modi e maniere diverse, eliminando ogni tanto alcuni ingredienti a favore di altri e alleggerendone alcuni. E strano a dirsi, alle bambine i broccoli piacciono, soprattutto nella versione che ho preparato con i fusilli lunghi Fiorfiore Coop.
Un formato delizioso anche per giocare:-).
Un condimento fatto di poco, alla “poverella” come diceva la nonna, quando non avendo parmigiano e pecorino a disposizione si utilizzava della semplice mollica di pane vecchio saltata con olio e uno spicchio di aglio nudo per spolverare la pasta prima di servirla.
Nella ricetta originale la nonna usava abbondare con aglio, acciughe e olio, sapori forti poco adatti alle pupe. Io conservo giusto uno spicchio di aglio, elimino le acciughe (condendo solo quella di Lui con colatura di alici e peperoncino frantumato) e a volte aggiungo pinoli, mandorle o uvetta (un po’ come nella versione siciliana “arriminata”) o prosciutto crudo sfilacciato e burrata.
La cosa buffa è che mia madre ormai replica la mia ricetta base più che quella della nonna, e l’ultima volta mi ha spiegato per filo e per segno come l’aveva proposta alle bambine che mangiavano da lei. Come fosse ormai diventata la sua:-)
Un intreccio di ricordi di famiglia che camminano e prendono di volta in volta strade nuove.
La ricetta (perfetta anche per i bambini più più piccoli)
Ingredienti (per 4)
280 g di fusilli lunghi Fior Fiore Coop
1 broccolo verde
1 panino secco
una manciata di mandorle pelate
1 spicchio di aglio
parmigiano reggiano
pecorino delicato
olio extravergine d’oliva
Procedimento
Pulite e lavate il broccolo, eliminando le parti più dure. Tagliate le cimette e fatele cuocere in abbondante acqua salata. Nel frattempo frullate grossolonemente il pane secco, rosolate lo spicchio di aglio intero in padella con due o tre cucchiai di olio, unite le briciole di pane.
Mescolate e lasciate dorare per qualche minuto, facendo attenzione che non brucino. Recuperate un terzo delle cimette di broccolo dall’acqua di cottura ed usate il resto per cuocere la pasta.
Frullate le cimette con un cucchiaio di parmigiano e pecorino, un cucchiaino di olio e un cucchiaio di acqua di cottura.
Scolate la pasta e fatela saltare in padella con la salsa di broccoli e il pane grattugiato. Servite con una spolverata di granella di mandorle.
da miralda | 09 Ott 2013 | 12-18 mesi, L'ora della merenda, La colazione, Lil Loves!

La cucina è soprattutto anima. Credo lo sia, anzi ne sono convinta. Qualcosa che a tutta prima ha la pesantezza della materialità ed invece ha un fondo così leggero. Ci sono i ricordi, ci sono le preparazioni che confortano, tengono insieme e raccontano del mondo stando fermi a un tavolo. La mia cucina alla fine riflette intensamente come sto, chi sono, cosa posso dare. Ci pensavo stamattina, quando a distanza di ormai due mesi mi sono accorta che dovevo assolutamente riaprire le porte del mio diario. Far entrare aria, luce e idee. Vita più di sopravvivenza.
Non ho cucinato molto in questo ultimo periodo. Nel senso di cucina vissuta più che di sopravvivenza (ecco, qui hanno mangiato tutti, ovvio che sì e bene o male nessuno si è lamentato).
Sono state settimane dove sto andando veloce, molto veloce e sono poco contenta del passo affrettato.
Vivo un po’ sospesa: la casa, quella attuale che stiamo per lasciare a giorni, spoglia di cose ma carica di ricordi, l’altra là, già ordinata di mobili ma da riempire di tutto il resto. Però ho voglia di camminare e andarci. Perché è piena di luce: entra potente di energia e leggera dalle grandi finestre. Sarà una carezza che diventerà abito quotidiano.
Le settimane si danno il cambio, una dopo l’altra, in maniera quasi spietata per chi volesse trattenere e conservare le sensazioni, invece di lasciarle scivolare velocemente.
C’è stato l’inizio della scuola. Alice in prima elementare. Credo di essere stata più triste che felice. Forse perché sono una nostalgica nonostante ami le nuove avventure. Forse perché adoro il profumo dell’infanzia. Poi l’altro giorno Alice ha cominciato a mettere insieme le lettere e riconoscere le parole. Mi ha emozionato. C’è sempre qualcosa a cui rinunciare per correre su un’altra strada, ma non è detto che non ne valga la pena.
C’è stata la chiusura del mio prossimo libro. La foto di copertina scattata a fine agosto nella nuova cucina, usata come set prima ancora che diventasse casa. Ora è attesa: pare che a breve avrò la mia prima copia tra le mani, tutte quelle energie, idee e splendide immagini che si trasformano in pagine da sfogliare. Arrivano lontano e vivono nelle cucine di altri. Oggi ho saputo della data d’uscita: 24 ottobre.
C’è un regalo imprevisto che ha un battito doppio del mio e porterà un fiocco azzurro a ridosso del mio prossimo compleanno. Sono stata così presa a sopravvivere in questi mesi che fatico ancora a esserne consapevole. Anche per questo c’è bisogno di un passo lento.
C’è la voglia di tornare in cucina, sedersi e ridere. L’altra settimana Alice e io abbiamo preparato un dolce. Profumava di ritorno da scuola e mele. Ero felice.
Domenica è stata la volta dei muffin al cioccolato con ciliegie candite. Era mattina, appena alzate Alice ed io siamo scese in cucina e la casa, ormai spoglia, si è riempita di un abbraccio caldo che sapeva di buono.
Alice era felice e lunedì ha mostrato orgogliosa a scuola la sua merenda.
Oggi abbiamo preparato dei piccoli tortini rovesciati. Ai mirtilli, gli ultimi di stagione. Gli ultimi in questa casa:-)
Ecco la ricetta. Una sorta di piccole “tatin” morbide e soffici.
Ingredienti per tanti tortini
250 g di farina
50 g di fecola di patate
3 uova
90 ml di olio di semi delicato
150 ml di latte
120 g di zucchero (+ il resto )
2 confezioni di mirtilli
un pizzico di sale
1 cucchiaino di vaniglia in polvere
1/2 bustina di lievito per dolci
zucchero a velo
burro
Procedimento
Lavate i mirtilli. Prendetene un terzo della quantità e cuoceteli per qualche minuto con due cucchiai di zucchero. Spegnete e tenete da parte.
Sbattete le uova con lo zucchero fino a ottenere un composto spumoso, aggiungete il latte e l’olio a filo. Setacciate la farina con il lievito e la vaniglia e unitele al resto, amalgamando per bene. Prendete degli stampini da muffin. Ungeteli con del burro, spolverate con un leggero strato di zucchero, quindi aggiungete uno strato di mirtilli cotti e qualche mirtillo intero. Riempite infine gli stampini per due terzi con l’impasto.
Cuocete in forno preriscaldato a 185° per 20 minuti circa. Una volta cotti, i tortini vanno rovesciati e spolverati con zucchero a velo.
da miralda | 19 Lug 2013 | 18-24 mesi, Estate, Il Cucchiaino di Mamma e Papà, L'ora della merenda
La regola numero uno di questi giorni è tenersi lontano il più possibile dal forno (e magari pure dai fornelli). Oppure limitare la vicinanza ai suddetti amici.
Quando l’altro giorno si è trattato di rintracciare un dolce per cena in terrazza ho pensato subito alla charlotte, a base di gelato. Confesso pure di aver subito archiviato la possibilità di preparare io stessa i savoiardi come faccio di solito. Troppo caldo il tempo, troppo stanca la sottoscritta.
Giusto per dirvi che la ricetta è stata ridotta veramente all’essenziale con il freezer a compiere quasi per intero il lavoro. Avendo poi a disposizione il gelato al pistacchio e vaniglia Fiorfiore, non ho resistito a “sfornare” una charlotte tricolore.
Partiamo dalla charlotte. Mi piace, perché la sua preparazione (a proposito
qui trovate la ricetta dei savoiardi se volete cimentarvi) si presta a inedite variazioni, persino salate (provate a sostituire i savoiardi con bastoncini di verdure e create un ripieno ad hoc), è scenografica quanto basta e la sua forma ricorda, a seconda dei punti di vista, un piccolo castello o una simpatica cuffietta dal sapore di una volta.
Provate, prima di servirla, a infiocchettarla e parrà di portare in tavola una torta regalo, o quasi:-).
Per il ripieno, ho optato per la facilità quasi banale di strati di gelato cremoso e tante fragole punteggiate dal bianco di piccole meringhette.
Devo dire che hanno conquistato i miei "coinquilini", a cominciare dall’Aliciotta:-)
Mi ha conquistato il pistacchio siciliano Fiorfiore, gusto io adoro ma di solito prendo soltanto quando sono nella mia gelateria preferita. Perché la maggior parte della volte ha solo il colore verde pistacchio ma non il sapore. Questo invece è buono, ricoperto da croccante granella e sa inequivocabilmente di pistacchio:-).
La ricetta.
Ingredienti
1 confezione di savoiardi (oppure seguite la ricetta qui)
succo di fragola
1 confezione di gelato alla vaniglia Bourbon Fiorfiore
1 confezione di pistacchio Fiorfiore
200 g di fragole
1 cucchiaio di zucchero semolato
1 manciata di meringhette mignon
La preparazione è di quelle supersemplici e veloci, la difficoltà (se di difficoltà si può parlare) sta solo nella costruzione iniziale. Munitevi di uno stampo a cerchio estraibile (il mio aveva un diametro di circa 18 cm) e appoggiatevi su un piatto piano senza bordi. Tagliate i savoiardi da un lato ricavando l’altezza del vostro cerchio e pareggiando per bene le basi. Bagnateli leggermente nel succo e metteteli da parte. Ritagliate quindi il resto dei savoiardi secondo l’ampiezza del vostro cerchio che fa da base e bagnate anche questi leggermente.
Cominciate a disporre i biscotti sui lati, uno dopo l’altro come tanti soldatini, con la parte zuccherata verso l’esterno. Completate quindi la base con gli altri savoiardi chiudendo il tutto per bene.
Prendete il gelato. Spalmate il primo strato di pistacchio livellandolo con una piccola spatola. Sbriciolate sopra un paio di savoiardi e sistemate quindi lo strato di vaniglia. Livellate per bene anche questo e sbriciolate nuovamente un paio di savoiardi. Passate la charlotte in freezer per almeno due, tre ore. Prima di servire lavate le fragole, tenendo il picciolo, rotolatele nello zucchero semolato e decorate la superficie della charlotte. Fra le fragole lasciate cadere delle piccole meringhette. Mettete nuovamente in freezer per una decina di minuti.
Estraete lo stampo a cerchio lentamente, infiocchettate la charlotte e servite.

da miralda | 10 Lug 2013 | 18-24 mesi, Estate, Il Cucchiaino di Mamma e Papà, L'ora della merenda, La colazione
Gelato, gelato e ancora gelato. Per le prossime cinque settimane il Cucchiaino ha accettato l’invito di Coop ed entrerà in cucina per preparare ricette dolci (ma anche no) alla scoperta dei setti gusti della linea Fiorfiore.
E’ un’opportunità che la sottoscritta ha colto con piacere per svariati motivi. Il primo dipende dal fatto che il marchio Coop mi è sempre piaciuto per il tipo di comunicazione, il suo approccio ai piccoli produttori e per l’attenzione all’infanzia che ha sempre manifestato. Da qui la decisione di ospitare le prime dieci ricette di questa collaborazione per la prima volta sul Cucchiaino (e come sapete tengo a essere piuttosto gelosa del mio spazio personale).
Partita in questa nuova avventura, ho scoperto la linea Fior Fiore, nata e sviluppata per valorizzare produttori che lavorano materie prime di qualità ancora con metodi artigianali. Una filosofia che valorizza il territorio, il recupero delle nostre tradizioni e delle storie e passioni delle persone che si dedicano alla produzione di quello che portiamo sulle nostre tavole.
Un esempio è quello del gelato prodotto da G7, un’azienda a conduzione familiare bolognese (il nome G7 è stato scelto dal nonno per via dei suoi sette figli tutti dal nome con iniziale G) che utilizza materie prime eccellenti (dal latte alla panna alle uova fresche, dalla vaniglia Bourbon al Pistacchio di Sicilia) e processi di lavorazione finale manuali (ecco le nocciole, ad esempio del gusto suddetto, sono inserite manualmente, proprio come si farebbe nella mia gelateria del cuore:-)).
Per la prima ricetta ho deciso di mettere insieme il gusto della crema alla catalana con delle pesche bianche acquistate ieri da un agricoltore locale nelle campagne venete, dopo una settimana di totale relax e vacanza.

Sono tornata col mio carico di frutta che al momento occupa l’intero frigorifero, ma è stato impossibile resistere, considerato che devo ancora comprendere perché faccia tanta fatica a trovare qui da noi albicocche e pesche e meloni così dolci e buoni. Naturale che con oltre cinque chili di pesche di svariate tipologie decidessi di declinarne una parte in una vera e propria ricetta che non fosse la semplice degustazione “lava e mordi”:-). Dopo la versione risottata (ma quanto è buono il risotto alle pesche bianche), ecco la pesca alla catalana.

Personalmente adoro le pesche bianche che siano noci, tradizionali o tabacchiere, una passione che ha contagiato sia Alice sia la leoncina di casa (un anno e un pezzettino), che afferra il formato piccolo “saturnino o schiacciato”, tira un morso e consegna il nocciolo prima di continuare a sbrodolare.
La versione ingabbiata, con spolverata di zucchero di canna, appena tiepida diventa una meraviglia col gelato. Io ho deciso di abbinarci la crema catalana, per via di quella nota alla cannella che mi ricorda quei dolci dal sapore invernale, molto “comfortosi”, da mangiare col cucchiaino.
Ecco la ricetta. Per 4, di taglia golosa.
Ingredienti
4 pesche bianche
1 manciata di amaretti
1 rotolo di pasta sfoglia
zucchero di canna
1 confezione di gelato Fior Fiore alla crema catalana
Il procedimento? Estremamente semplice.
Lavate e tagliate le pesche a metà, eliminando il nocciolo interno. Tagliate il rotolo di pasta sfoglia con un losangatore se a disposizione (altrimenti aiutatevi con un coltello facendo tanti tagli verticali).
Rivestite la parte esterna della pesca con la pasta sfoglia, spennellate con del latte e appoggiatela su carta da forno. Riempite l’incavo interno con poco amaretto sbriciolato e spolverate con lo zucchero di canna. Procedete con il resto delle pesche in questo modo.
Cuocete in forno preriscaldato a 185° per 20 minuti circa.
Lasciate raffreddare le pesche per una trentina di minuti circa, quindi servitele riempiendo l’interno con il gelato alla crema catalana.