Il profumo del ragù (quello vegetariano)

pasta al ragù invernale 02

E’ ormai diventata una tradizione. Il primo giorno dell’anno sul lago. Ogni volta benedetto da una luce abbagliante da togliere il fiato e farti sentire leggero, quasi perfettamente felice. Il nostro anno è cominciato così, come l’anno scorso poco prima che arrivasse Edo, e quello prima ancora.

“Pieds dans l’eau” sul lago di Como, così vicino ma lontano dal rumore delle nostre giornate. E abbiamo celebrato insieme il tempo passato e quello a venire, da condividere.

Appena abbandonata la macchina, c’eravamo noi e pochi altri, per lo più coppiette in là con gli anni. Superata la via di paese stretta e oscura si apriva il lago, intenso perso nel cielo terso come se fosse una giornata di primavera in inverno.

 

Avrei potuto passare ore lì, seduta a ascoltare tutta quella vita. E celebrare il nuovo anno.

Un anno che per me comincerà veramente fra qualche giorno, quando col piccolo Lui festeggeremo il compleanno (il suo uno tris e il mio, beh, dimentichiamo quanto…).

Mi piacciono le tradizioni, quelle che consolidano i ricordi e si assomigliano quasi a confondersi. Sono un po’ come i profumi di quei piatti che ci fanno stare bene perché ci rammentano di quando eravamo bambini o di qualcuno che amiamo.

Prendete il ragù. E’ il classico delle feste, di una volta. Una preparazione lenta che va all’incontrario rispetto alla velocità di oggi.

Ho ripreso quella lentezza e l’ho rivoluzionata qualche giorno fa. Nei colori e negli ingredienti. Tanto arancione e solo verdure. Magnifico perché ho pensato che avrei potuto mangiarne oggi  anche domani.

L’ho utilizzato per le lasagne e poi per condire i pici che mi aveva portato tempo fa un’amica dalla Toscana. E i maccheroncini, mini mini, di Edo.

Io ho optato per la versione veggie, le bambine ci hanno aggiunto del parmigiano.

Per la base ho utilizzato dei pomodorini gialli in conserva che ho intensificato con tanti cubetti di zucca. Ci ho aggiunto castagne, lenticchie rosse e noci frantumate, oltre a chiodo di garofano (che per me non c’è nulla di più che mi rimandi al ragù di questa spezia), un pizzico di cannella, qualche seme di finocchio, alloro e rosmarino.

Ingredienti (per 4)

250 g di pici (o spaghetti a chitarra)

800 g di pomodorini gialli in conserva

300 g di zucca a dadini

una ventina di castagne bollite

150 g di lenticchie rosse (decorticate)

qualche noce frantumata finemente

1 cipollotto

1 spicchio di aglio

olio extravergine d’oliva

sale

2 foglie di alloro

semi di finocchio

1 chiodo di garofano

1 pizzico di cannella

1 rametto di rosmarino

brodo vegetale

 

Procedimento

Affetta a fettine sottili il cipollotto e fallo stufare in una padella con lo spicchio di aglio, le foglie di alloro e il chiodo di garofano. Aggiungi  la zucca pulita e tagliata a cubetti, mescola per qualche minuto (puoi sfumare con del vino bianco secco, ne bastano un paio di cucchiai) e unisci le lenticchie sciacquate.
Mescola nuovamente, versa infine la conserva di pomodoro . Fai cuocere a fuoco lento per un’oretta circa bagnando di tanto in tanto con brodo vegetale se il ragù si asciuga troppo. Verso fine cottura aggiungi le castagne a pezzetti e aggiusta di sale. Ovviamente, per il piccolo di casa non ho usato vino e sale.

Cuoci i pici, falli saltare in padella con il ragù e via in tavola con qualche aghetto di rosmarino fresco (a piacere spovera con parmigiano grattugiato).

Per Edo, ho schiacciato a forchetta il ragù (ma potete anche frullare il tutto) e servito con maccheroncini mignon.

Rosso Natale!

merry xmas 2014 per blog

Non ci sono dubbi. L’aspetto che più amo del Natale è l’attesa. Coi suoi colori, bianco spruzzato di rosso. Quei 24 giorni che ci separano alla notte più speciale, in una Vigilia da condividere con coloro che più amiamo. Tutto il resto mi è sempre interessato poco e col tempo tendo a scrollarmelo di dosso (ecco, ansia da regalo anche no:-)).

Adoro il nostro albero, perché raccoglie nel suo candore (ebbene sì tutte decorazioni bianche:-)) gli anni della mia famiglia che cresce, i nostri viaggi e i nostri ricordi. Mi piace il rito ogni anno della stella di Natale (pure lei bianca:-)) e della lettera per Babbo Natale scritta da manine piccole e lasciata su un ramo per il passaggio dell’elfo.

Amo raccogliere i sogni, dei miei bambini, e perdermi nelle loro grida di gioia con le canzoncine natalizie che ormai scandiscono il loro ritorno a casa. La mia preferita? The little Drummer Boy. E la vostra?

In queste settimane ho sfornato parecchi biscotti riprendendo le classiche ricette della bisnonna austriaca (di Lui). E ho rifatto più volte una versione di dolce leggero e soffice che mi ha entusiasmato per la sua resa in velocità.

L’ultima volta ci ho aggiunto la meringa come copertura e tanti chicchi di melagrana.

Ecco a proposito di rosso qui da noi direi che la melagrana è il frutto più amato della stagione. Persino dal piccolo Lui che mangia un chicco alla volta spruzzandosi mani e faccia. Ho preso l’abitudine di preparare anche la spremuta a base di melagrana: basta adoperarla proprio come fosse un’arancia.

A me poi piace tanto aggiunta con noncuranza prima di portare in tavola l’insalata: belga, spicchi di kiwi, finocchio a julienne, semi vari e chicchi di melagrana (tanto che ho realizzato una ricetta qui).

E poi è rossa, e io ultimamente ho una vera e propria passione per il rosso!

Intanto la torta. Niente glutine, ma un mix di farine diverse: fecola, farina di riso e farina di tapioca (questa una new entry nella mia cucina da poco). Niente olio nè burro ma solo ricotta (o in alternativa mascarpone oppure ricotta+yogurt). E succo di limone con un cucchiaino di scorza.

Per la meringa, io ho passato in forno per qualche minuto, potete decidere anche di brunire e biscottare di più la meringa lasciandola cuocere del tempo maggiore in forno oppure semplicemnete di fiammeggiarla col cannello.

Piesse: per i pupi più piccoli, informazione di servizio. Abbiamo realizzato uno splendido servizio di Natale coi prodotti di Sauvinex (che io adoro per il loro design), trovate tre ricette in veste natalizia sul blog Il Club Mamme Felici.

 

La ricetta.

Ingredienti (per tante tortine o una torta da 20 cm di diametro)

3 uova

il succo di due limoni

un cucchiaio di scorza di limone

150 g di fecola di patate

100 g di farina di riso

70 g di farina di tapioca
1 bustina di lievito

250 g di ricotta (oppure 150 g di ricotta e 100 g di yogurt bianco)

90 g di zucchero

semi di vaniglia

 

melagrana

succo di melagrana

2 albumi a temperatura ambiente

150 g di zucchero semolato

50 ml di acqua

Procedimento

Separate i tuorli dagli albumi, montate questi ultimi a neve ben ferma e tenete da parte. Sbattete i tuorli con lo zucchero fino a ottenere una crema. unite la ricotta, icorporandola per bene, quindi i semi di un paio di cm circa di stecca di vaniglia, il succo di limone (potete anche mescolarlo con qualche cucchiaino di succo di melagrana) e la scorza.

Setacciate le farine con il lievito e unitele poco alla volta all’impasto. Infine incorporate gli albumi, mescolando delicatamente dal basso verso l’alto.

Riempite con l’impasto diversi pirottini oppure una tortiera leggermente unta da 20 cm di diametro.

Cuocete in forno preriscaldato a 185° per 25-30 minuti circa. Sfornate e alsciate raffreddare.

Preparate la meringa. Riscaldate l’acqua, portandola al bollore (100-110°), sciogliete lo zucchero. Montate gli albumi e incorporate lo sciroppo caldo, in maniera da pastorizzarli. Dovete ottenere un composto ben fermo, che quasi scriva.

Decorate la torta con la meringa a cucchiaio o con una siringa, potete quindi passare in forno per brunire la meringa ma anche servire la torta così candida, aggiungendo semplicemente i chicchi di melagrana.

Perché a dicembre.

biscotti e corona 01 disegnato

La stanchezza, il tempo che non c’è. E’ una combinazione complicata, spesso scomoda, per lo più faticosa. Che però ha dei piccoli vantaggi. Ti obbliga a fare delle scelte. Ad eliminare quello che non sta nelle tue mani, o che scopri alla fine scivolare via appena i tuoi occhi si spostano altrove. Cerco di concentrarmi: mi pongo domande continuamente, sottovoce, mentre faccio altro. E tento di capire come scrollarmi via tutto ciò che mi appesantisce, zavorre inutili, insospettabili che rubano attimi.

E’ un esercizio che forse dovremmo concederci più spesso. Osservare da fuori per vivere meglio dentro. Le cose che ci fanno felici, le persone che ci rendono leggere.

Oggi, siamo spesso intrappolati in liste, io per prima. Perché lavoro (e  mi piace), sono la mamma di tre bambini e ho un Lui col quale vorrei passare tanto tempo proprio come se fossi ancora la sua ex-ragazza. Sono tre punti, chiari ma a volte complicati.

Le giornate, lo so, sono fatte purtroppo di tante piccole cose che dobbiamo portare avanti: camminiamo, corriamo. Però, capisco sempre di più, che a volte sta a noi fare delle scelte. Per lo più è impossibile, ma ci sono casi in cui bisogna soffiare via.

Analizzo e ultimamente sottraggo per rendere più leggere le somme. L’altro giorno mi sono regalata un libro, per bambini: “Vorrei un tempo lento” e mi sono commossa leggendolo.

Domenica ho impastato i biscotti per il nostro calendario di dicembre con le bambine. Ci sono riti che risorgono ogni volta come una promessa. E i figli sono qua a ricordarcelo, a rendere le scelte a volte talmente semplici nella loro limpidezza. Basta guardare.

Ecco, giusto per dire che anche quest’anno ho scomodato il nostro calendario della renna, compagno di tanti “24” a Natale. Perché dicembre dopotutto è sempre un mese speciale, e l’attesa è più dolce se si consuma insieme, magari cantando e ballando proprio come quando eravamo bambini.

 

Le ricette. Ho mostrato ad Alice “Patisserie” di Felder e lei ha scelto da lì un paio di ricette da aggiungere alla mia per i biscotti (presa grosso modo dai Biscotti del Sor-riso da Il Cucchiaino libro, niente uova ma panna e farina di riso).

Abbiamo fatto un paio,  solo due, piccole modifiche perché avevamo dell’ottima farina di castagne che non ho resistito ad infilare nei biscotti.

Per il resto le due pupe ognuna a loro modo si sono divertite a pasticciare, impastare e creare: Alice, ormai una vera “sous chef”, con tanto di “mamma, leggo io e peso o mamma, prima di andare avanti sistemo quetso e quello e pulisco”, Lea da tenere a vista perché l’impasto rischiava di scomparire a piccoli pezzi nella sua bocca.

Vi lascio entrambe le ricette. Dei biscotti e della corona per decorare (porta e tavola) o da mangiare.

 

Ingredienti (per tanti biscotti)

150 g di farina 00

50 g di farina di castagne (noi marroni)

1 cucchiaino di cacao amaro

1 cucchiaino di cannella

100 g di burro a temperatura ambiente

90 g di zucchero

1 cucchiaino di lievito per dolci

1 uovo

1 cucchiaio di latte

Per la decorazione

zucchero grezzo

acqua

 

1 albume

zucchero a velo (circa 150 g)

gocce di limone

 

Lavorate il burro ammorbidito con lo zucchero fino a ottenere una crema. Aggiungete l’uovo e il cucchiaio di latte. Quindi le farine, il lievito, il cacao e la cannella setacciati. Avvolgete l’impasto ottenuto nella pellicola e mettete in frigo a riposare per un’oretta.

Riprendete l’impasto e stendetelo a un’altezza di circa 4 mm. Ritagliate i biscotti e se volete appenderli praticate un piccolo foro all’interno.

Spennellate i biscotti con acqua e passateli nello zuccheor grezzo.

Cuocete in forno preriscaldato a 180° per circa 10-15 minuti.

Preparate la glassa in questo modo: montate a neve ben ferma l’albume, aggiungetene una parte allo zucchero a velo insieme a qualche goccia di limone. Dovete ottenere una consistenza liscia, uniforme, non troppo liquida per potrela usare per decorare.

Decorate i biscotti a vostro piacere.

 

 

La corona profumata (ma veramente superprofumata!)

Ingredienti

300 g di farina Manitoba

200 g di farina integrale

100 g di zucchero

100 g di burro

5 cl di rum

1 cucchiaino di sale

la scorza grattugiata di un’arancia

la scorza grattugiata di un limone

5 cl di acqua di fiori d’arancio

1 bustina di lievito madre

2 uova

frutta candita (noi frutti rossi)

 

1 tuorlo d’uovo per spennellare

 

Sciogliete il burro con lo zucchero, il rum, il sale, le scorze a fuoco lento. Togliete dal fuoco e unite l’acqua di fiori d’arancio. Fate raffreddare.

Setacciate le farine, aggiungete il lievito e le uova. Mescolate e versate lo sciroppo tiepido. Lavorate l’impasto fino a ottenere una palla omogenea, nella quale aggiungere la frutta candita.

Mettete a lievitare in luogo tiepido per un paio d’ore. Riprendete l’impasto e formate un salsiciotto lungo circa 50-60 cm. Aiutatevi con una forma rotonda creare una corona, unite le estremità e rimettete a lievitare per un’altra ora.

Spennellate infine la corona con il turolo d’uovo leggermente sbattuto. Con un paio di forbici praticate delle incisioni una dopo l’altra nella parte superiore.

fate cuocere in forno preriscaldato a 200° per 10 minuti, quindi abbassate a 180° per altri 15-20 minuti.

 

 

Vellutata di mele al profumo di timo

crema di mela coppia

E’ un periodo di sperimentazioni: torte improvvisate all’ultimo minuto (ma proprio all’ultimo, magari serale con Lui che mi guarda fra il sorriso e la disapprovazione “ci mancava pure il dolce”:-)), vellutate e zuppe colorate e risotti, beh, risotti che proprio non te l’aspetti (ecco, tipo quello al kaki per Halloween).

La vellutata alle mele è nata così. A dire il vero l’ispirazione è arrivata da un libro acquistato quest’estate in Alto Adige, nel Renon, intitolato guarda caso, “Le mele”, ediz Athesia. Ovviamente qui ci sono solo ricette a base di mele, ehehhe in tutte le versioni possibili. Leggi sì torte&co ma soprattutto le mele che non ti aspetti.

Ecco che io adoro mescolare e trovare nuovi accordi per ingredienti di solito deputati ad altro è ormai cosa risaputa. E i miei compagni di “avventura” accettano di solito piuttosto soddisfatti. Anche perché a volte ne vengono fuori colori, si proprio colori, che conquistano le pupe con gli occhi prima che col cucchiaino.

Il tempo poi invita a essere confortati con consistenze calde e cremose, che sciolgono i nodi e i grigi.

In realtà, ho seguito la ricetta del libro, come mia natura impone, adattandola ai miei gusti (e necessità): l’ho alleggerita per la versione baby food per Edo (che pure lui è coinvolto nelle sperimentazioni, qualche dubbio al riguardo?:-)), l’ho resa più simile all’originale invece nella versione per noi.

Per la tipologia di mele, non ho voluto allontanarmi dalla terra d’orgine della ricetta, e ho utilizzato mele altoatesine,  croccanti e dolci che paiono uscite dal cestino di Cappuccetto Rosso ( o della strega Malefica:-)).

Per avere una consistenza morbida e cremosa ho aggiunto una patata, così da non avere necessariamente bisogno della panna suggerita nella ricetta originale, off limits per la versione pupo.

Ho sostituito il vino bianco con del sidro di mela (più leggero) e del succo di mele per la pappa di Edo.

Per profumare la vellutata, con Lea, la più appassionato all’angolo erbe aromatiche di casa, abbiamo attinto alle ultime scorte di timo.

Infine. La preparazione è veloce, veloce, della serie se arrivate all’ultimo minuto questa vellutata si fa quasi da sola.

La ricetta.

Ingredienti

5 mele (circa 1/2 kg)

1 scalogno

1 patata di buone dimensioni

brodo vegetale leggero (o semplice acqua)

olio extravergine d’oliva

timo

1 bicchiere di sidro di mele (o succo di mele per la versione baby)

(100 ml di panna fresca)

(sale)

cannella in polvere

Come si fa?

Sbucciate le mele, eliminate il torsolo e tagliatele a cubotti. Affetate finemente lo scalogno, pelate la patata e tagliatela a tocchetti.

Fate appassire lo scalogno con un cucchiaio di olio, aggiungete le mele e le patate, sfumate con il sidro (o il succo di mela nella versione baby) e aggiungete il brodo (circa 400 ml). Fate cuocere per una ventina di minuti.

Frullate quindi il tutto, togliete la porzione per il più piccolo (a) di casa, aggiustate di sale e unite qualche fogliolina di timo e la panna fresca.

Servite decorando con qualche fogliolina di timo.

 

Fougasse al cioccolato

fougasse 02

Scrivo guardando fuori dalla grande finestra che dà sul terrazzo. L’autunno è tutto fuori, almeno così pare: sul tavolino si è formata una pozza d’acqua che disegna cerchi concentrici, uno dopo l’altro senza sosta, il grande albero del giardino di fronte ha indossato una capigliatura rosso acceso che ha dato un senso alla sua presenza mentre il nostro piccolo acero ha deciso di rinascere. La mia vita è attraversata da finestre, a volte spalancate, a volte appena socchiuse, a volte inondate di luce. Mi è capitato di aver paura: la finestra è come uno scrigno incantato, ti fa credere di avere il meglio da prendere quando le tue mani sono già vuote. Il mio tempo, ora, è di chiaroscuri, la felicità a volte è un abito che ci sta stretto e fatichiamo a indossare.

La cucina è la mia maniera più semplice e veloce per tenere i pensieri legati e socchiudere la finestra alla luce. Il cioccolato, quello scuro e poco dolce, un modo per dare conforto e avvolgere la casa.

E’ nata così la fougasse al cioccolato.

In realtà da tempo volevo cimentarmi con queste “focacce” provenzali, di solito salate, al primo tentativo però ho deciso di sfornarne una versione tutta dolce che assomigliasse alle foglie ancora leggere sui rami.

La cucina ha il potere di tacitare le domande, esige concentrazione per qualche attimo. Ho tante idee per la testa, progetti nuovi che, come ormai è nella mia natura, irrompono freschi e decisi ma al momento restano lì sotto giornate di vorrei.

Vorrei risate leggere per nulla, vorrei avere l’energia di raccontare ogni sera storie nuove alle bambine, vorrei avere il dono del poco sonno, vorrei essere vicina a ognuno dei miei tre figli come fossero unici, vorrei avere tempo di noia per immaginare e creare, vorrei sorridere come se ogni giorno fosse una domenica mattina di sole.

Vorrei saziarmi di quello che ho e mi abbraccia senza avere sempre tanta fame…

La fougasse. E’ un po’ come “autumn leaves”, palmi che si allargano e ondeggiano al vento. La tradizione in realtà le rassomiglia alle spighe di grano, a me piace pensarle più come foglie, quelle che rosseggiano al di là della finestra.

Ingredienti

300 g di farina forte ( tipo manitoba)

200 g di farina integrale

1 uovo

acqua

lievito secco di pasta madre

50 g di zucchero grezzo

1 cucchiaio di miele agli agrumi

2 cucchiai di olio d’oliva

un pizzico di sale

scorza candita d’arancia

limone

gocce di cioccolato fondente

 

Procedimento

Impastate le farine con il lievito, lo zucchero, l’olio, un cucchiaio di miele e l’uovo. Aggiungete il pizzico di sale, la scorza d’arancia e acqua tiepida quanto basta per ottenere una palla morbida ma compatta. Dovete lavorare il tutto per una decina di minuti.

Lasciate quindi riposare in un luogo caldo (per me il forno con la luce accesa) per un paio d’ore (io ho lasciato per tutta la notte), quindi riprendete l’impasto e dividetelo in quattro, massimo cinque palline. Aggiungete a ogni pallina una buona manciata di gocce di cioccolato, quindi stendete la pasta cercando di formare un ovale (vi potete aiutare coi palmi della mano). Incidete l’ovale internamente dando la struttura di una foglia. Spennellate con poco miele stemperato in un dito di acqua calda e mettete a lieviatre per altri 40 minuti circa.

Cuocete infine in forno per 20-30 minuti a 220°, abbassate dopo 10 minuti a 190° e terminate la cottura.

 

 

 

Il risotto di Halloween

halloween apertura

Non è alla zucca. No, no, no. Troppo facile, anche se io lo adoro. L’idea è arrivata veloce, come mi capita ormai nell’ultimo periodo, mentre osservavo di sfuggita la cassetta di cachi che ormai ogni settimana staziona sul tavolo del nostro terrazzo (mica, sempre la stessa che qui mangiano cachi come non ci fosse un domani). Amo i risotti. E credo di averli sperimentati in ogni foggia (che potesse piacere qui a casa, ovvio). Quindi, a base di frutta, spesso. Fragole, pesche, mirtilli, uva, mele, pere, arancia, melone, melagrana, kiwi… il cachi mai. Allora cachi fu. In versione Halloween, tanto che ci siamo.

La zucca ci sarà. L’abbiamo comprata Lea ed io al supermercato da una settimana. Il suo grido tra le corsie: “Mamma, bellaaaa”. Perché per Miss Lea ciò che è bello o balla o si mangia:-). E’ un’esteta, a due anni e un pezzo.

E da una settimana Alice mi chiede: “Quando tagliamo?”. Della serie diamo occhi, naso e bocca alla fantatsica zucca decorativa che sta al centro del tavolo del terrazzo (ecco, questo tavolo sta diventando, fuoristagione, un comodo accessorio appoggia “frutta e verdura”).

Lo so, siete stati tutti superbravissimi e la zucca l’avete già bella che intagliata. Noi no. Terribilmente in ritardo, in superitardo (mantra della mia esistenza ultimamente:-)) ma contiamo di “obbligare” il chirurgo di casa a incidere e tagliare questa sera. Speriamo:-)

 

Intanto, provate questo risotto. Non pretendete di ottenere un giallo aranciato intenso (che il caco non è la zucca), accontentavi di un giallo aranciato tenue e leggere, da rinforzare con polpa fresca al momento di servire. Il sapore invece è dolciastro al punto giusto, bilanciato dal formaggio, proprio come ogni risotto a base di frutta comanda di essere.

La divagazione a ragnatela e faccetta a base di formaggio e liquirizia è in Halloweene style (però devo ammettere che la nota di liquirizia col caco si sposa proprio bene!).

Piesse: a casa nostra ho proposto in versione leggera, con riso baby, la ricetta anche al Piccolo Lui.

Ingredienti (per 4)

240 g di riso carnaroli

1/2 scologno

2 cachi

brodo vegetale leggero (io a base di carote e patate)

olio evo

burro

timo

70-80 g circa di robiola fresca

sale

 

Per la riduzione alla liquirizia
1 cucchiaino di polvere di liquirizia

1 cucchiaio scarso di acqua

 

Procedimento

Affettate finemente lo scalogno, lasciatelo stufare con un cucchiaio di olio e un pezzetto di burro. Dopo qualche minuto unite il riso (potete anche eliminare lo scalagno, se il sapore per voi è troppo forte), mescolate a fuoco medio per qualche minuto. Ricavate dai cachi la polpa e frullatela.

Aggiungete al riso un paio di cucchiai di cachi, girate e sfumate con il brodo.

Portate a cottura, verso la metà aggiungete di nuovo un paio di cucchiai di polpa di cachi. Aggiustate di sale.

Nel frattempo stemperate la polvere di liquirizia in un cucchiaio di acqua, mettete sul fuoco e mescolate fino a ottenere una riduzione abbastanza densa.
Quando il riso è pronto, spegnete, unite altra polpa di cachi (lasciatene un paio di cucchiai ancora da parte), la robiola e qualche fogliolina di timo fresco.

Servite il risotto decorando cuna fogliolina di timo, un cucchiaino di polpa fresca di cachi e disegnando con la riduzione alla liquirizia ragnatele e facce spaventose.