da miralda | 08 Gen 2015 | Winterzauber

E’ ormai diventata una tradizione. Il primo giorno dell’anno sul lago. Ogni volta benedetto da una luce abbagliante da togliere il fiato e farti sentire leggero, quasi perfettamente felice. Il nostro anno è cominciato così, come l’anno scorso poco prima che arrivasse Edo, e quello prima ancora.
“Pieds dans l’eau” sul lago di Como, così vicino ma lontano dal rumore delle nostre giornate. E abbiamo celebrato insieme il tempo passato e quello a venire, da condividere.

Appena abbandonata la macchina, c’eravamo noi e pochi altri, per lo più coppiette in là con gli anni. Superata la via di paese stretta e oscura si apriva il lago, intenso perso nel cielo terso come se fosse una giornata di primavera in inverno.


Avrei potuto passare ore lì, seduta a ascoltare tutta quella vita. E celebrare il nuovo anno.

Un anno che per me comincerà veramente fra qualche giorno, quando col piccolo Lui festeggeremo il compleanno (il suo uno tris e il mio, beh, dimentichiamo quanto…).

Mi piacciono le tradizioni, quelle che consolidano i ricordi e si assomigliano quasi a confondersi. Sono un po’ come i profumi di quei piatti che ci fanno stare bene perché ci rammentano di quando eravamo bambini o di qualcuno che amiamo.
Prendete il ragù. E’ il classico delle feste, di una volta. Una preparazione lenta che va all’incontrario rispetto alla velocità di oggi.
Ho ripreso quella lentezza e l’ho rivoluzionata qualche giorno fa. Nei colori e negli ingredienti. Tanto arancione e solo verdure. Magnifico perché ho pensato che avrei potuto mangiarne oggi anche domani.

L’ho utilizzato per le lasagne e poi per condire i pici che mi aveva portato tempo fa un’amica dalla Toscana. E i maccheroncini, mini mini, di Edo.
Io ho optato per la versione veggie, le bambine ci hanno aggiunto del parmigiano.
Per la base ho utilizzato dei pomodorini gialli in conserva che ho intensificato con tanti cubetti di zucca. Ci ho aggiunto castagne, lenticchie rosse e noci frantumate, oltre a chiodo di garofano (che per me non c’è nulla di più che mi rimandi al ragù di questa spezia), un pizzico di cannella, qualche seme di finocchio, alloro e rosmarino.

Ingredienti (per 4)
250 g di pici (o spaghetti a chitarra)
800 g di pomodorini gialli in conserva
300 g di zucca a dadini
una ventina di castagne bollite
150 g di lenticchie rosse (decorticate)
qualche noce frantumata finemente
1 cipollotto
1 spicchio di aglio
olio extravergine d’oliva
sale
2 foglie di alloro
semi di finocchio
1 chiodo di garofano
1 pizzico di cannella
1 rametto di rosmarino
brodo vegetale
Procedimento
Affetta a fettine sottili il cipollotto e fallo stufare in una padella con lo spicchio di aglio, le foglie di alloro e il chiodo di garofano. Aggiungi la zucca pulita e tagliata a cubetti, mescola per qualche minuto (puoi sfumare con del vino bianco secco, ne bastano un paio di cucchiai) e unisci le lenticchie sciacquate.
Mescola nuovamente, versa infine la conserva di pomodoro . Fai cuocere a fuoco lento per un’oretta circa bagnando di tanto in tanto con brodo vegetale se il ragù si asciuga troppo. Verso fine cottura aggiungi le castagne a pezzetti e aggiusta di sale. Ovviamente, per il piccolo di casa non ho usato vino e sale.
Cuoci i pici, falli saltare in padella con il ragù e via in tavola con qualche aghetto di rosmarino fresco (a piacere spovera con parmigiano grattugiato).
Per Edo, ho schiacciato a forchetta il ragù (ma potete anche frullare il tutto) e servito con maccheroncini mignon.
da miralda | 22 Dic 2014 | 18-24 mesi, Il Cucchiaino di Mamma e Papà, L'ora della merenda, Winterzauber

Non ci sono dubbi. L’aspetto che più amo del Natale è l’attesa. Coi suoi colori, bianco spruzzato di rosso. Quei 24 giorni che ci separano alla notte più speciale, in una Vigilia da condividere con coloro che più amiamo. Tutto il resto mi è sempre interessato poco e col tempo tendo a scrollarmelo di dosso (ecco, ansia da regalo anche no:-)).
Adoro il nostro albero, perché raccoglie nel suo candore (ebbene sì tutte decorazioni bianche:-)) gli anni della mia famiglia che cresce, i nostri viaggi e i nostri ricordi. Mi piace il rito ogni anno della stella di Natale (pure lei bianca:-)) e della lettera per Babbo Natale scritta da manine piccole e lasciata su un ramo per il passaggio dell’elfo.
Amo raccogliere i sogni, dei miei bambini, e perdermi nelle loro grida di gioia con le canzoncine natalizie che ormai scandiscono il loro ritorno a casa. La mia preferita? The little Drummer Boy. E la vostra?
In queste settimane ho sfornato parecchi biscotti riprendendo le classiche ricette della bisnonna austriaca (di Lui). E ho rifatto più volte una versione di dolce leggero e soffice che mi ha entusiasmato per la sua resa in velocità.
L’ultima volta ci ho aggiunto la meringa come copertura e tanti chicchi di melagrana.
Ecco a proposito di rosso qui da noi direi che la melagrana è il frutto più amato della stagione. Persino dal piccolo Lui che mangia un chicco alla volta spruzzandosi mani e faccia. Ho preso l’abitudine di preparare anche la spremuta a base di melagrana: basta adoperarla proprio come fosse un’arancia.
A me poi piace tanto aggiunta con noncuranza prima di portare in tavola l’insalata: belga, spicchi di kiwi, finocchio a julienne, semi vari e chicchi di melagrana (tanto che ho realizzato una ricetta qui).
E poi è rossa, e io ultimamente ho una vera e propria passione per il rosso!

Intanto la torta. Niente glutine, ma un mix di farine diverse: fecola, farina di riso e farina di tapioca (questa una new entry nella mia cucina da poco). Niente olio nè burro ma solo ricotta (o in alternativa mascarpone oppure ricotta+yogurt). E succo di limone con un cucchiaino di scorza.

Per la meringa, io ho passato in forno per qualche minuto, potete decidere anche di brunire e biscottare di più la meringa lasciandola cuocere del tempo maggiore in forno oppure semplicemnete di fiammeggiarla col cannello.
Piesse: per i pupi più piccoli, informazione di servizio. Abbiamo realizzato uno splendido servizio di Natale coi prodotti di Sauvinex (che io adoro per il loro design), trovate tre ricette in veste natalizia sul blog Il Club Mamme Felici.
La ricetta.
Ingredienti (per tante tortine o una torta da 20 cm di diametro)
3 uova
il succo di due limoni
un cucchiaio di scorza di limone
150 g di fecola di patate
100 g di farina di riso
70 g di farina di tapioca
1 bustina di lievito
250 g di ricotta (oppure 150 g di ricotta e 100 g di yogurt bianco)
90 g di zucchero
semi di vaniglia
melagrana
succo di melagrana
2 albumi a temperatura ambiente
150 g di zucchero semolato
50 ml di acqua

Procedimento
Separate i tuorli dagli albumi, montate questi ultimi a neve ben ferma e tenete da parte. Sbattete i tuorli con lo zucchero fino a ottenere una crema. unite la ricotta, icorporandola per bene, quindi i semi di un paio di cm circa di stecca di vaniglia, il succo di limone (potete anche mescolarlo con qualche cucchiaino di succo di melagrana) e la scorza.
Setacciate le farine con il lievito e unitele poco alla volta all’impasto. Infine incorporate gli albumi, mescolando delicatamente dal basso verso l’alto.
Riempite con l’impasto diversi pirottini oppure una tortiera leggermente unta da 20 cm di diametro.
Cuocete in forno preriscaldato a 185° per 25-30 minuti circa. Sfornate e alsciate raffreddare.
Preparate la meringa. Riscaldate l’acqua, portandola al bollore (100-110°), sciogliete lo zucchero. Montate gli albumi e incorporate lo sciroppo caldo, in maniera da pastorizzarli. Dovete ottenere un composto ben fermo, che quasi scriva.
Decorate la torta con la meringa a cucchiaio o con una siringa, potete quindi passare in forno per brunire la meringa ma anche servire la torta così candida, aggiungendo semplicemente i chicchi di melagrana.
da miralda | 03 Dic 2014 | 12-18 mesi, L'ora della merenda, Winterzauber

La stanchezza, il tempo che non c’è. E’ una combinazione complicata, spesso scomoda, per lo più faticosa. Che però ha dei piccoli vantaggi. Ti obbliga a fare delle scelte. Ad eliminare quello che non sta nelle tue mani, o che scopri alla fine scivolare via appena i tuoi occhi si spostano altrove. Cerco di concentrarmi: mi pongo domande continuamente, sottovoce, mentre faccio altro. E tento di capire come scrollarmi via tutto ciò che mi appesantisce, zavorre inutili, insospettabili che rubano attimi.
E’ un esercizio che forse dovremmo concederci più spesso. Osservare da fuori per vivere meglio dentro. Le cose che ci fanno felici, le persone che ci rendono leggere.
Oggi, siamo spesso intrappolati in liste, io per prima. Perché lavoro (e mi piace), sono la mamma di tre bambini e ho un Lui col quale vorrei passare tanto tempo proprio come se fossi ancora la sua ex-ragazza. Sono tre punti, chiari ma a volte complicati.
Le giornate, lo so, sono fatte purtroppo di tante piccole cose che dobbiamo portare avanti: camminiamo, corriamo. Però, capisco sempre di più, che a volte sta a noi fare delle scelte. Per lo più è impossibile, ma ci sono casi in cui bisogna soffiare via.
Analizzo e ultimamente sottraggo per rendere più leggere le somme. L’altro giorno mi sono regalata un libro, per bambini: “Vorrei un tempo lento” e mi sono commossa leggendolo.
Domenica ho impastato i biscotti per il nostro calendario di dicembre con le bambine. Ci sono riti che risorgono ogni volta come una promessa. E i figli sono qua a ricordarcelo, a rendere le scelte a volte talmente semplici nella loro limpidezza. Basta guardare.
Ecco, giusto per dire che anche quest’anno ho scomodato il nostro calendario della renna, compagno di tanti “24” a Natale. Perché dicembre dopotutto è sempre un mese speciale, e l’attesa è più dolce se si consuma insieme, magari cantando e ballando proprio come quando eravamo bambini.
Le ricette. Ho mostrato ad Alice “Patisserie” di Felder e lei ha scelto da lì un paio di ricette da aggiungere alla mia per i biscotti (presa grosso modo dai Biscotti del Sor-riso da Il Cucchiaino libro, niente uova ma panna e farina di riso).

Abbiamo fatto un paio, solo due, piccole modifiche perché avevamo dell’ottima farina di castagne che non ho resistito ad infilare nei biscotti.
Per il resto le due pupe ognuna a loro modo si sono divertite a pasticciare, impastare e creare: Alice, ormai una vera “sous chef”, con tanto di “mamma, leggo io e peso o mamma, prima di andare avanti sistemo quetso e quello e pulisco”, Lea da tenere a vista perché l’impasto rischiava di scomparire a piccoli pezzi nella sua bocca.
Vi lascio entrambe le ricette. Dei biscotti e della corona per decorare (porta e tavola) o da mangiare.
Ingredienti (per tanti biscotti)
150 g di farina 00
50 g di farina di castagne (noi marroni)
1 cucchiaino di cacao amaro
1 cucchiaino di cannella
100 g di burro a temperatura ambiente
90 g di zucchero
1 cucchiaino di lievito per dolci
1 uovo
1 cucchiaio di latte
Per la decorazione
zucchero grezzo
acqua
1 albume
zucchero a velo (circa 150 g)
gocce di limone
Lavorate il burro ammorbidito con lo zucchero fino a ottenere una crema. Aggiungete l’uovo e il cucchiaio di latte. Quindi le farine, il lievito, il cacao e la cannella setacciati. Avvolgete l’impasto ottenuto nella pellicola e mettete in frigo a riposare per un’oretta.
Riprendete l’impasto e stendetelo a un’altezza di circa 4 mm. Ritagliate i biscotti e se volete appenderli praticate un piccolo foro all’interno.
Spennellate i biscotti con acqua e passateli nello zuccheor grezzo.
Cuocete in forno preriscaldato a 180° per circa 10-15 minuti.
Preparate la glassa in questo modo: montate a neve ben ferma l’albume, aggiungetene una parte allo zucchero a velo insieme a qualche goccia di limone. Dovete ottenere una consistenza liscia, uniforme, non troppo liquida per potrela usare per decorare.
Decorate i biscotti a vostro piacere.

La corona profumata (ma veramente superprofumata!)
Ingredienti
300 g di farina Manitoba
200 g di farina integrale
100 g di zucchero
100 g di burro
5 cl di rum
1 cucchiaino di sale
la scorza grattugiata di un’arancia
la scorza grattugiata di un limone
5 cl di acqua di fiori d’arancio
1 bustina di lievito madre
2 uova
frutta candita (noi frutti rossi)
1 tuorlo d’uovo per spennellare
Sciogliete il burro con lo zucchero, il rum, il sale, le scorze a fuoco lento. Togliete dal fuoco e unite l’acqua di fiori d’arancio. Fate raffreddare.
Setacciate le farine, aggiungete il lievito e le uova. Mescolate e versate lo sciroppo tiepido. Lavorate l’impasto fino a ottenere una palla omogenea, nella quale aggiungere la frutta candita.
Mettete a lievitare in luogo tiepido per un paio d’ore. Riprendete l’impasto e formate un salsiciotto lungo circa 50-60 cm. Aiutatevi con una forma rotonda creare una corona, unite le estremità e rimettete a lievitare per un’altra ora.
Spennellate infine la corona con il turolo d’uovo leggermente sbattuto. Con un paio di forbici praticate delle incisioni una dopo l’altra nella parte superiore.
fate cuocere in forno preriscaldato a 200° per 10 minuti, quindi abbassate a 180° per altri 15-20 minuti.
da miralda | 28 Nov 2014 | 9-12 mesi, Il Cucchiaino di Mamma e Papà, Winterzauber

E’ un periodo di sperimentazioni: torte improvvisate all’ultimo minuto (ma proprio all’ultimo, magari serale con Lui che mi guarda fra il sorriso e la disapprovazione “ci mancava pure il dolce”:-)), vellutate e zuppe colorate e risotti, beh, risotti che proprio non te l’aspetti (ecco, tipo quello al kaki per Halloween).
La vellutata alle mele è nata così. A dire il vero l’ispirazione è arrivata da un libro acquistato quest’estate in Alto Adige, nel Renon, intitolato guarda caso, “Le mele”, ediz Athesia. Ovviamente qui ci sono solo ricette a base di mele, ehehhe in tutte le versioni possibili. Leggi sì torte&co ma soprattutto le mele che non ti aspetti.
Ecco che io adoro mescolare e trovare nuovi accordi per ingredienti di solito deputati ad altro è ormai cosa risaputa. E i miei compagni di “avventura” accettano di solito piuttosto soddisfatti. Anche perché a volte ne vengono fuori colori, si proprio colori, che conquistano le pupe con gli occhi prima che col cucchiaino.
Il tempo poi invita a essere confortati con consistenze calde e cremose, che sciolgono i nodi e i grigi.

In realtà, ho seguito la ricetta del libro, come mia natura impone, adattandola ai miei gusti (e necessità): l’ho alleggerita per la versione baby food per Edo (che pure lui è coinvolto nelle sperimentazioni, qualche dubbio al riguardo?:-)), l’ho resa più simile all’originale invece nella versione per noi.
Per la tipologia di mele, non ho voluto allontanarmi dalla terra d’orgine della ricetta, e ho utilizzato mele altoatesine, croccanti e dolci che paiono uscite dal cestino di Cappuccetto Rosso ( o della strega Malefica:-)).

Per avere una consistenza morbida e cremosa ho aggiunto una patata, così da non avere necessariamente bisogno della panna suggerita nella ricetta originale, off limits per la versione pupo.
Ho sostituito il vino bianco con del sidro di mela (più leggero) e del succo di mele per la pappa di Edo.
Per profumare la vellutata, con Lea, la più appassionato all’angolo erbe aromatiche di casa, abbiamo attinto alle ultime scorte di timo.
Infine. La preparazione è veloce, veloce, della serie se arrivate all’ultimo minuto questa vellutata si fa quasi da sola.
La ricetta.
Ingredienti
5 mele (circa 1/2 kg)
1 scalogno
1 patata di buone dimensioni
brodo vegetale leggero (o semplice acqua)
olio extravergine d’oliva
timo
1 bicchiere di sidro di mele (o succo di mele per la versione baby)
(100 ml di panna fresca)
(sale)
cannella in polvere

Come si fa?
Sbucciate le mele, eliminate il torsolo e tagliatele a cubotti. Affetate finemente lo scalogno, pelate la patata e tagliatela a tocchetti.
Fate appassire lo scalogno con un cucchiaio di olio, aggiungete le mele e le patate, sfumate con il sidro (o il succo di mela nella versione baby) e aggiungete il brodo (circa 400 ml). Fate cuocere per una ventina di minuti.
Frullate quindi il tutto, togliete la porzione per il più piccolo (a) di casa, aggiustate di sale e unite qualche fogliolina di timo e la panna fresca.
Servite decorando con qualche fogliolina di timo.
da miralda | 06 Nov 2014 | 18-24 mesi, Il Cucchiaino di Mamma e Papà, Winterzauber

Scrivo guardando fuori dalla grande finestra che dà sul terrazzo. L’autunno è tutto fuori, almeno così pare: sul tavolino si è formata una pozza d’acqua che disegna cerchi concentrici, uno dopo l’altro senza sosta, il grande albero del giardino di fronte ha indossato una capigliatura rosso acceso che ha dato un senso alla sua presenza mentre il nostro piccolo acero ha deciso di rinascere. La mia vita è attraversata da finestre, a volte spalancate, a volte appena socchiuse, a volte inondate di luce. Mi è capitato di aver paura: la finestra è come uno scrigno incantato, ti fa credere di avere il meglio da prendere quando le tue mani sono già vuote. Il mio tempo, ora, è di chiaroscuri, la felicità a volte è un abito che ci sta stretto e fatichiamo a indossare.
La cucina è la mia maniera più semplice e veloce per tenere i pensieri legati e socchiudere la finestra alla luce. Il cioccolato, quello scuro e poco dolce, un modo per dare conforto e avvolgere la casa.
E’ nata così la fougasse al cioccolato.
In realtà da tempo volevo cimentarmi con queste “focacce” provenzali, di solito salate, al primo tentativo però ho deciso di sfornarne una versione tutta dolce che assomigliasse alle foglie ancora leggere sui rami.

La cucina ha il potere di tacitare le domande, esige concentrazione per qualche attimo. Ho tante idee per la testa, progetti nuovi che, come ormai è nella mia natura, irrompono freschi e decisi ma al momento restano lì sotto giornate di vorrei.
Vorrei risate leggere per nulla, vorrei avere l’energia di raccontare ogni sera storie nuove alle bambine, vorrei avere il dono del poco sonno, vorrei essere vicina a ognuno dei miei tre figli come fossero unici, vorrei avere tempo di noia per immaginare e creare, vorrei sorridere come se ogni giorno fosse una domenica mattina di sole.
Vorrei saziarmi di quello che ho e mi abbraccia senza avere sempre tanta fame…
La fougasse. E’ un po’ come “autumn leaves”, palmi che si allargano e ondeggiano al vento. La tradizione in realtà le rassomiglia alle spighe di grano, a me piace pensarle più come foglie, quelle che rosseggiano al di là della finestra.

Ingredienti
300 g di farina forte ( tipo manitoba)
200 g di farina integrale
1 uovo
acqua
lievito secco di pasta madre
50 g di zucchero grezzo
1 cucchiaio di miele agli agrumi
2 cucchiai di olio d’oliva
un pizzico di sale
scorza candita d’arancia
limone
gocce di cioccolato fondente
Procedimento
Impastate le farine con il lievito, lo zucchero, l’olio, un cucchiaio di miele e l’uovo. Aggiungete il pizzico di sale, la scorza d’arancia e acqua tiepida quanto basta per ottenere una palla morbida ma compatta. Dovete lavorare il tutto per una decina di minuti.
Lasciate quindi riposare in un luogo caldo (per me il forno con la luce accesa) per un paio d’ore (io ho lasciato per tutta la notte), quindi riprendete l’impasto e dividetelo in quattro, massimo cinque palline. Aggiungete a ogni pallina una buona manciata di gocce di cioccolato, quindi stendete la pasta cercando di formare un ovale (vi potete aiutare coi palmi della mano). Incidete l’ovale internamente dando la struttura di una foglia. Spennellate con poco miele stemperato in un dito di acqua calda e mettete a lieviatre per altri 40 minuti circa.
Cuocete infine in forno per 20-30 minuti a 220°, abbassate dopo 10 minuti a 190° e terminate la cottura.
da miralda | 30 Ott 2014 | 12-18 mesi, Il Cucchiaino di Mamma e Papà, Winterzauber

Non è alla zucca. No, no, no. Troppo facile, anche se io lo adoro. L’idea è arrivata veloce, come mi capita ormai nell’ultimo periodo, mentre osservavo di sfuggita la cassetta di cachi che ormai ogni settimana staziona sul tavolo del nostro terrazzo (mica, sempre la stessa che qui mangiano cachi come non ci fosse un domani). Amo i risotti. E credo di averli sperimentati in ogni foggia (che potesse piacere qui a casa, ovvio). Quindi, a base di frutta, spesso. Fragole, pesche, mirtilli, uva, mele, pere, arancia, melone, melagrana, kiwi… il cachi mai. Allora cachi fu. In versione Halloween, tanto che ci siamo.
La zucca ci sarà. L’abbiamo comprata Lea ed io al supermercato da una settimana. Il suo grido tra le corsie: “Mamma, bellaaaa”. Perché per Miss Lea ciò che è bello o balla o si mangia:-). E’ un’esteta, a due anni e un pezzo.
E da una settimana Alice mi chiede: “Quando tagliamo?”. Della serie diamo occhi, naso e bocca alla fantatsica zucca decorativa che sta al centro del tavolo del terrazzo (ecco, questo tavolo sta diventando, fuoristagione, un comodo accessorio appoggia “frutta e verdura”).
Lo so, siete stati tutti superbravissimi e la zucca l’avete già bella che intagliata. Noi no. Terribilmente in ritardo, in superitardo (mantra della mia esistenza ultimamente:-)) ma contiamo di “obbligare” il chirurgo di casa a incidere e tagliare questa sera. Speriamo:-)
Intanto, provate questo risotto. Non pretendete di ottenere un giallo aranciato intenso (che il caco non è la zucca), accontentavi di un giallo aranciato tenue e leggere, da rinforzare con polpa fresca al momento di servire. Il sapore invece è dolciastro al punto giusto, bilanciato dal formaggio, proprio come ogni risotto a base di frutta comanda di essere.
La divagazione a ragnatela e faccetta a base di formaggio e liquirizia è in Halloweene style (però devo ammettere che la nota di liquirizia col caco si sposa proprio bene!).

Piesse: a casa nostra ho proposto in versione leggera, con riso baby, la ricetta anche al Piccolo Lui.

Ingredienti (per 4)
240 g di riso carnaroli
1/2 scologno
2 cachi
brodo vegetale leggero (io a base di carote e patate)
olio evo
burro
timo
70-80 g circa di robiola fresca
sale
Per la riduzione alla liquirizia
1 cucchiaino di polvere di liquirizia
1 cucchiaio scarso di acqua
Procedimento
Affettate finemente lo scalogno, lasciatelo stufare con un cucchiaio di olio e un pezzetto di burro. Dopo qualche minuto unite il riso (potete anche eliminare lo scalagno, se il sapore per voi è troppo forte), mescolate a fuoco medio per qualche minuto. Ricavate dai cachi la polpa e frullatela.
Aggiungete al riso un paio di cucchiai di cachi, girate e sfumate con il brodo.
Portate a cottura, verso la metà aggiungete di nuovo un paio di cucchiai di polpa di cachi. Aggiustate di sale.
Nel frattempo stemperate la polvere di liquirizia in un cucchiaio di acqua, mettete sul fuoco e mescolate fino a ottenere una riduzione abbastanza densa.
Quando il riso è pronto, spegnete, unite altra polpa di cachi (lasciatene un paio di cucchiai ancora da parte), la robiola e qualche fogliolina di timo fresco.
Servite il risotto decorando cuna fogliolina di timo, un cucchiaino di polpa fresca di cachi e disegnando con la riduzione alla liquirizia ragnatele e facce spaventose.