da miralda | 07 Mag 2010 | 12-18 mesi, La colazione

Il primo pensiero stamattina è stato "mizzega che sonno che ho". Stanchezza da settimana full e "grazie alla provvidenza che oggi è venerdì". Il secondo "Non posso arrivare come al solito in ritardo, sono una mamma dopotutto". Il terzo "prego che ci sia un caffè doppio, perché organizzare un breakfast per le mamme senza caffè, bè è come sparare sulla croce rossa". Le prime parole della pupa"Mamma, c’è la festa, di tutte e due". E di questa cosa deve essere stata molto convinta visto che se l’è spassata nemmeno fosse il suo "happy birthday". Non c’era la torta di rose ma la mia prima festa della mamma in società è stata illuminante.
Al nido della pupa stamattina hanno festeggiato le mamme, alcune di più altre un po’ meno, dipende un po’ dal formato che a ognuna è capitato. La pupa? Graziosa, veramente graziosa (ci tenevano a ripetermi), ma "formato da fatica continua": ergo la maggior parte credo ne abbia avuto grossa consolazione in riferimento alla propria di situazione. Ed io? Bè, sarà l’aliciotta in movimento perenne, sarà l’ora da breakfast, ho augurato in bocca al lupo ad una mamma in attesa di doppio formato. Dalla faccia credo sarebbero bastati i complimenti:-).
Naturale che in loco la sottoscritta abbia giusto trangugiato il caffè.
Fortuna vuole che ieri il Cucchiaino si sia dato ai suoi cucinamenti. Il più felice? La torta delle rose. Ho deciso di cucinarla dopo averne parlato qui. Ho pensato che sì, poteva proprio funzionare per la festa della mamma.
E me ne sono convinta oggi dopo il breakfast. Tornata a casetta prima di mettermi al lavoro, mi sono seduta e ne ho mangiata una fetta, giusto passata qualche minuto nel forno (perché calda è tutta un’altra cosa).
Ne ho fatta una versione grande, una piccola (è una mia fissa quella del monoporzione o quasi) e una versione Alice (nel senso che la pupa munita di un pezzo ha dato una forma sbattacchiata tutta sua).

Tra l’altro mi ha dato l’occasione di far fare un giretto alla mia pasta madre, e sì perché la sottoscritta ne è entrata in possesso da qualche settimana e ormai ne è un’affezionata "utilizzatrice". Don’t worry però che potete agevolmente farla con lievito di birra (e questa è la ricetta che segue sotto) così da evitare di dover cominciare il giorno prima.
Il formato? Dai 12 mesi in poi, io ho usato marmellata di arance e sambuco, ma potete sostituire con la marmellata che preferite, piuttosto che mele tagliate a pezzetti e cannella.
Il consiglio. Fatela: piacerà ai bimbi il gioco del fiore. L’abbozzo pre lievitazione finale e cottura si trasformerà in maniera sorprendente. E i pupi amano essere sorpresi (e pure qualche altro, io compresa).
Fatela: piacerà a voi, breakfast o non breakfast, festa o non festa perché è un vero comfort food.

Ingredienti
300 gr di farina manitoba
100 gr di farina bianca
1 uovo e 1 tuorlo
1 bicchiere di latte
13 gr di lievito di birra
50 gr di burro
40 gr di zucchero
scorza di limone bio
marmellata di arance
Procedimento
Sciogliete il lievito con un cucchiaino di zucchero e due cucchiai di latte tiepido. Unite a un mix delle due farine di circa 80-100 gr. Formate un panetto e mettete a riposare per un’oretta. Riprendetelo e unite il resto della farina, del latte tiepido, le due uova, lo zucchero e la scorza di limone. Impastate il tutto e mettete di nuovo a riposare in luogo caldo (ad esempio forno a 30°) per un paio d’ore coperta da un panno umido. Riprendete l’impasto, stendetelo cercando di ottenere una sfoglia rettangolare che spalmerete con un velo di marmellata.
Arrotolate e tagliate delle fette che sistemate in una tortiera, a distanza di un paio di centimetri, formando un fiore. Lasciate di nuovo lievitare in luogo caldo per un’altra mezz’ora. Spennellate le fette con del tuorlo sbattuto (o latte) e scorza di limone grattuggiata. Passate in forno a 180° per 40 minuti.
Mangiate calda!
da miralda | 16 Feb 2010 | 12-18 mesi, L'ora della merenda, La colazione, Li'l spoon in London

Non ho grande passione per l’inizio settimana. Però siamo a Londra e dopotutto devo sfruttare i due forni di cui è dotata questa cucina, senza pentole e tegami. E poi c’è Alice rimasta imbrigliata nel sistema prescolastico inglese che prevede a febbraio una settimana di half term. Niente di più facile per consumare il tempo di impasti e biscottamenti.
La pupa ci si tuffa felice e contenta, aggiunge, aggiusta, assaggia e riassaggia.
Pretende ad ogni attimo di dosare il baking powder e riassaggia. La sottoscritta tenta, invano, di regolare e consigliare, di parare i colpi sull’obiettivo nuovo, nuovo e di salvare un minimo impasto (personalmente preferisco la versione dopocottura). Fortuna che la ricetta è di quelle semplici, a prova di pupo. Nel senso che quando hai in mano pochi ingredienti, niente da sbattere o frullare, puoi pensare di ottenere un risultato mangiabile anche con la pupa che pare essere uscita da uno di quei programmi di cucina di Gordon Ramsay (della serie fast and furious).

A Londra poi cucinare con i bebè sembra essere “so fashion”. Non c’è scuola, corso, club e pure supermercato (da Wholefoods c’è la kidsection il lunedì) che non abbia il suo angolo di “kidscooking”. E non c’è libreria dove non ci sia una bella sezione con le ultime novità “su cosa, come e quando cucinare con il bebè”. Come dire altro che cucchiaino.
L’idea è di sviluppare regimi alimentari sani creando consapevolezza fin da piccoli su ciò che si cucina e si mangia. Devo confessare che mi ha stupito quanto tutto questo sia diffuso proprio nel paese dell’English breakfast e gravy a gogo. O forse è proprio questa la ragione, voi che dite?
Pensate che un paio di anni fa il governo ha promosso una campagna di insegnamento obbligatorio nelle scuole di cucina, giusto insieme a matematica e abc francese.
Un vero e proprio piano di combattimento contro la diffusione sempre maggiore di obesità infantile che ha avuto nel Jamie nazionale il suo Ministry of Food. Nel senso che quest’ultimo si è lanciato nella rivoluzione dei costumi gastronomici, al grido rivoluzionario “Tutti possono imparare a cucinare” (non vi ricorda un po’ un certo topo in quel di Parigi?).
Certo, e che velo dico proprio io, questa pratica mi piace mucho. Tanto che uno dei prossimi lunedì pure l’aliociotta parteciperà alla sessione di cooking al nido ( e ci andrà pure io che voglio vedere!), caso mai le lezioni di mamma non fossero sufficienti:-).
Nel frattempo vi suggerisco questi link, uno dei quali è il sito di Annabel Karamel (grazie Smamma!), una vera istituzione in Gran Bretagna. date un’occhiata al sito e ditemi se sembra una bibbia di cucina per bambini (of course in Bristish style).
www.annabelkarmel.com
www.thekidscookeryschool.co.uk/
www.letsgetcooking.org.uk/Home
www.guardian.co.uk/education/2008/jan/22/schools.uk1
Per tornar alla ricetta siamo ancora in territorio britannico e dintorni. Si tratta di biscotti di riso soffiato, divertenti da preparare ( dalla faccia dell’aliciotta) e da mangiare (parola di Mr B. che ha sgranocchiato dopo il ritorno dalle nebbie inglesi). Tre biscotti (dico tre) hanno subito la variante alice, ossia la sottoscritta per sedare la furia, ops per agevolare lo chef da furba souschef ha suggerito di creare biscotto sorpresa per papà. E così lo chef ha introdotto poco gentilmente, spiaccicando con le manine, il chicco di caffè cioccolatoso.
Tenete conto che il biscotto di riso soffiato è da sottoporre a formato dopo i 12 mesi.
Ingredienti
150 gr di farina
1 tazza di riso soffiato
1 uovo
50 gr di burro
50 gr di zucchero grezzo (o bianco)
scorza di limone bio
2 cucchiai di latte
1 cucchiaino di baking powder
Procedimento
Non ho seguito il procedimento tradizionale che prevede di preparare l’impasto e passarlo poi nel riso soffiato (indovinate perché?). Vi dico come li abbiamo fatti. Mischiato burro e zucchero fino ad ottenere una crema morbida. Aggiunto l’uovo e la scorza di limone. E subito veloce la farina per fermare il continuo assaggio. Risultava non troppo morbido e ho unito due cucchiai di latte (che potete evitare e aumentare di 20 gr il burro). A pioggia il riso soffiato. E girato, girato. Il lievito: in tante ricette non è presente ma desideravo si alzassero un pochino e quindi ci ho messo un cucchiaino di baking powder (se volete fare lo stesso usate un pizzico di lievito per dolci italiano).
da miralda | 01 Feb 2010 | 9-12 mesi, La colazione, Li'l spoon in London

Alice&io. La mattina. James, il nostro padrone di casa. E Jamie, quello nazionale che ha rivoluzionato e alleggerito, bontà sua, la cucina "british". E la pukkolla, please non chiamatela porridge che questo è un muesli di rango preparato homemade. Partiamo dall’inizio, che la storia pare un pochino complicata quando in realtà è semplice, semplice.
Punto primo. La sottoscritta e la pupa. Hanno ricominciato a vivere la mattina. Tutto all’incontrario rispetto a casa. Moi, pasticcio e lavoro al pomeriggio, l’aliciotta sgambetta con gli amici al nido dall’1.00 p.m. in poi. E la mattina è tutta nostra: breakfast lungo, abbandono della casa veloce, veloce, passeggino, poco e sotto adulazione, minaccia, distrazione e avvistamento dei continui aerei che sorvolano la nostra testa, parco o biblioteca o parco.
Siamo a metà strada fra Holland Park, il parco di "pavone e scoiattoli" (come ha nominato pupi) e Hyde Park, qui pare di essere fra le allegri comari di Windsor, tante sono le papere, le anatre, i cigni, i piccioni e le brigate di turisti e non armati di pane. La cosa fantastica è che al parco ci si va nonostante tutto. Vento? Bè almeno è sereno. Piove? Sì ma poco, poco e almeno non c’è vento. Piove troppo? Basta entrare nella prima biblioteca a portata di mano e parcheggiare il tuo "buggy". La sottoscritta trova pace mentre pupi, con minimo venti bambini, è già coinvolta in "Old Macdonald had a farm". E della biblioteca prometto racconto ampio che ne vale la pena.

Punto secondo. Il padrone di casa. Non lo conosco e a tutta prima pensavo proprio non avessimo nulla in comune: mai avuto simpatia per mobilia classica, tappeti, divani in simil pelle e soprattutto cucine dotate sì di due Creuset (quanto pesano!) ma così vecchie che un’antiaderente Ikea avrebbe fatto la sua porca figura al primo risotto. Poi ho dato un occhio alla mini raccolta di libri all’ingresso. E sono rimasta stupita. Raccolta completa della rivista di Jamie Oliver, un paio di manuali sempre del suddetto e diversi libri di cucina, compresa una chicca su come si sfamavano nell’immediato dopoguerra. E di quest’ultimo vi racconterò. Ok, gli aggeggi in the kitchen sono proprio essenziali, tanto che pensare di far lievitare qualcosa in forno o fuori risulta un’impresa, però sto James con le sue due Creuset e la passione per la cucina naturale di Jamie, mica è così antipatico. Unico appunto: se me l’avesse detto prima, bè, evitavo di trascinarmi fin qui "La cucina naturale" di Oliver (venire a Londra senza cucinare nulla dal tomo mi pareva troppo uno sgarbo).

Punto tre. In parte è già svelato. Da "The return of the naked Chef" ho preso la ricetta di oggi. La pukkolla. Lo so il nome pare strano, a metà strada tra un piano segreto del Kgb e una delle ryhmes di pupi. In realtà è uno di quei comfort food che ricordano una delle pappe di quando eravamo pupi. Per Jamie una sorta di madeleine proustina da preparare a proprio gusto con un giorno di anticipo (nel senso che alla fin fine dovete fare un muesli e quindi potete metterci quello che più vi aggrada).
Io ho seguito il suo consiglio forse fin troppo, ma la colpa è tutta da imputare a Whole Foods dove ho recuperato la materia prima. Ecco qui prendete il vostro sacchettino e scegliete fra una ventina di tipi di cereali, frutta secca e disidrata. Il risultato? La pukkolla ci ha messo giorni a finire:-).
La pullokka può essere formato sotto i dodici mesi: è sufficiente sostituire il latte con lo yogurt e utilizzare frutta secca e disidratata secondo calendario.
Nota a margine della sottoscritta, della serie last but not least. Abbiate pazienza per stoviglie e sfondi che qui come dicevo non è mica la mia di cucina. Di sicuro conoscerete in fretta tutto il servizio, oggi ne avete un’anteprima compresa la conoscenza della piantina di basilico che mi faceva tanto casa e a cui non ho resistito:-).

Ingredienti (ossia come ho improvvisato io il nostro porridge)
Una manciata di fiocchi di avena bio
Una manciata di riso soffiato
Una manciata di frutta secca (mandorle, nocciole, da evitare sotto l’anno)
Una manciata di frutta disidratata (mela, banana, uvetta)
Una mela (io ho usato una Cox ma voi andate di Golden)
Latte o yogurt
Procedimento
Mischiate i vostri cereali con la frutta secca e disidratata. Coprite con latte o yogurt bianco naturale (sotto l’anno). Aggiungete la mela grattuggiata e mischiate velocemente in maniera che non annerisca. Mettete in frigo per una notte. Alla mattina potete aggiungere altra frutta fresca, ad esempio banana o mirtilli (dopo i due anni) e un cucchiaino di sciroppo d’acero. Servite. Naturalmente la pukkolla è fantastica anche per la merenda. Potete preparare la base preferita dal vostro bebè, conservarla in una scatola e utilizzarla all’occorrenza (aggiungendo mela, latte o yogurt).
da miralda | 05 Gen 2010 | 12-18 mesi, L'ora della merenda, La colazione, Winterzauber

Ho iniziato stamattina di buon’ora, Alice issata sullo sgabello, tazzona di latte e spruzzo libero. L’impasto era fantastico: se quel "furbone" di Babbo Natale aveva avuto biscotto e tisana, bè la vecchia, alcuni dicono con le calze tutterotte, avrebbe avuto la pinza da bagnare in latte e vaniglia.
Ero tutta felice e contenta, quando in preda al dubbio consulto veloce il mac sul break della cucina (sì a casa nostra siamo tipi strani…). Brivido: ma come la polenta andava cotta? Perchè quel maledetto sito dell’altra sera, in veneziano, non me l’aveva detto.
Con internet devo smetterla, me l’ero già ripromesso con il regalo di Mr B.: a prosposito oggi le renne di Babbo Natale si sono degnate di suonare alla nostra porta e consegnare il fantastico libro di Pino Ninfa (prometto: l’anno prossimo andrò sulle mie gambe in libreria!).
Corro al telefono, mentre Alice continua la gara di spruzzi. Mia suocera, la salvezza. La pinza è ricetta di famiglia per Mr B., arriva benedetta ogni Epifania (un po’ come il panettone per il resto d’Italia). E nonna Cri stava giusto impastando i soliti quattro o cinque chili casalinghi.
Ho la conferma: la polenta, maledizione, va cotta, mica si tratta di fare i biscotti con la farina di mais (in ‘ste vacanze ne ho fatti a più riprese e vi dirò:-)). Ho cominciato a caricare di latte nel timore che questa polenta assorbisse tanto liquido e lasciasse la mia pinza secca, secca.

"Voglio vedere l’impasto, voglio girare": la pupa incalza, mentre io, sciagurata, penso alla mia eresia. Bene la mia sarà una pinza torta monodose (ho giusto quattro stampini da tartellette da inaugurare).
Il risultato? Al primo morso la farina da polenta mi ha dato un po’ fastidio, inutile negarlo, si sentiva. Poi è passato e nel raffreddamento è andata sempre meglio. Tanto che nel pomeriggio Mr B., reduce da giorno superlavorativo di ritorno, ha affermato che era la migliore pinza (torta) mai mangiata (cosa fa l’amour).
Chissà che ne penserà la vecchietta e come verrà ribattezzata dall’aliciotta quando la pupa vedrà volatilizzata la tortina a lei lasciata:-)
piesse: la mia pinza torta ha latte e uova che nella ricetta originaria si possono agevolmente aggirare (basta dice mia suocera lasciare la polenta bella liquida). Eventualmente caricate di poco zucchero (avete uvetta e mela ad addolcire) e potete sottoporre a formato sotto l’anno.
Se invece optate per la versione eretica, alzate il formato almeno ai 12 mesi.

Ingredienti (4 tortine)
350 gr di farina da polenta
100 gr di farina bianca
1 uovo (questo potete eliminare per l’altra pinza)
semi di finocchio
semi di anice
80 gr di uvetta (bella abbondante)
1 manciata di pinoli
scorza di limone e arancia
1 mela grattuggiata (per un risultato più morbido e addolcire se optate per poco, poco zucchero)
30 gr di burro
50 gr di zucchero di canna
150 ml di latte (ma forse nella disperazione ne ho messo di più!)
1 bustina di lievito
Ho mischiato le due farine con lo zucchero, unito finocchio, anice e scorze. Ho ammollato l’uvetta in acqua tiepida. Nell’impasto ho unito l’uovo e il burro. A quel punto è scattata la telefonata. E ho cominciato a versare…latte. L’impasto ha inizato ad ammorbidirsi, ho aggiunto la mela grattuggiata e i pinoli. Alice ha voluto chiudere con il lievito.
Ho infornato a 175° per 25 minuti.
Nel caso in cui invece utilizzate polenta vera e propria, cotta con tutti i suoi santi modi, unitela alla farina bianca, a semi e frutta secca, mela, lievito senza burro, uova e latte (giusto magari potete bagnare con un goccio di succo di mela) che dopotutto è una pinza mica una torta!

da miralda | 19 Nov 2009 | 9-12 mesi, Dal Mondo, La colazione

Per anni non ho amato affatto quell’uovo poco cotto, con quel tuorlo liquido e il bianco, bè, un po’ viscido. Lo so, per alcuni l’uovo alla coque è un’esperienza di sublime naturalezza. Per me lo è diventata. Per Alice, inaspettatamente, lo è già. E da un bel pezzo.
Poi sono arrivate le variazioni, l’ultima in ordine di tempo al forno (ne parleremo), ma quello alla coque, un po’ Francia, pare essere per lei un’esperienza se non mistica direi quasi. Dopotutto persino per Dante l’uovo era il miglior cibo al mondo, se poi ci si spruzzava un pochetto di sale ancor meglio.
Tra l’altro l’appuntamento fra i due è puntuale e settimanale, perché da adepta ha trovato anche chi può approviggiornarla dei prodotti migliori. Ogni domenica mattina, insieme al corriere, la sottoscritta trova due uova, fresche, fresche, di pollaio che una simpatica vecchietta, nostra vicina, si procura da quella che lei chiama “la contadina”. E visto che sanno ancora di pollaio capita che finiscano alla coque, magari per un brunch improvvisato.
In attesa di assaggiare le bianche di Parisi (rigorosamente di galline livornesi), per l’aliciotta queste sono le migliori.

E il formato bebè? 9-10 mesi per il tuorlo (a piccoli assaggi) e 12 per l’albume per via di possibili allergie. Dopo l’anno potete agevolare l’assaggio anche 2 volte la settimana se il soggetto pare essere della scuola dell’aliciotta, dopotutto sono un concentrato facilmente digeribile di sali minerali, proteine, e vitamine. Se vi riesce preferite uova bio, di allevamento a terra.
Piesse. Per chi avesse dei dubbi sull’uovo alla coque, che sì semplice è semplice, ma vedi mai che come la sottoscritta vi dimenticate i tempi. A casa nostra è Mr B. l’esperto in materia: 3 minuti per l’uovo alla coque, 8 per l’uovo sodo.
Leggete qui e fidatevi che chi scrive non è la sottoscritta.
“L’uovo deve essere freschissimo: non superi i tre giorni di vita. E prima d’esser immerso nell’acqua della cottura, il guscio sia coscienziosamente lavato d’ogni impurità. La casseruola sia grande, l’acqua abbondante, calcolatene 250 gr. per ogni uovo. I metodi di cottura sono numerosi e possono tutti dare risultati buoni. Il più semplice consiste nell’immergere le uova nell’acqua bollente appena tolta dal fuoco. Rimettere la casseruola sul fuoco, col coperchio, e contare tre minuti di cottura dal momento che riprende l’ebollizione. Un sistema più lungo ma infinitamente migliore, è di far bollire le uova un solo minuto, lasciandole poi per cinque minuti nella loro acqua via dal fuoco. Il perfetto uovo alla Coque deve risultare liscio e spesso come una crema, tutto omogeneo e distaccato dal guscio e il rosso deve essere della stessa temperatura del bianco; tenete in acqua tiepida fino al momento di portare in tavola. Ottimo è l’uso della clessidra, per una misurazione esatta del tempo di cottura”
Da “La cucina elegante ovvero il Quattrova illustrato” (Editoriale Domus, 1931) di E.V. Quattrova
da miralda | 02 Nov 2009 | 12-18 mesi, L'ora della merenda, La colazione

Non c’è niente di meglio in una giornata di novembre, piovosa, ventosa e senza nemmeno la luce autunnale tenue, tenue, che sfornare biscotti. Soprattutto con un’Alice ammalata e la sottoscritta reduce da nottata lunga, lunga, febbre alta. E’ stato così che, piazzata la pupa sullo sgabello alto della cucina, ho diviso l’impasto e lasciato che una parte finisse tra le manine a mo’ di pongo. E per la felicità dell’aliciotta, formine come piovessero.
Di solito comincio a sfornare biscotti da inizio dicembre e continuo sino a Natale: rigorosamente di origine austro-tedesca-svedese e di forma, bè, principalmente a stella (i miei assolutamente preferiti sono le zimtsterne).
Eccezioni? Le prime durante lo svezzamento di Alice, diciamo attorno al decimo mese, quando mi era venuta la fissa di sfornare biscotti con pupa nel marsupio perché proprio non sopportavo i similbiscotti svezzamento-bebè (ogni mamma ha le sue fisse, no?).
E poi quando capisco che all’ora del tè sì, ho proprio voglia di biscotto homemade (tipo due, tre volte l’anno) e mi ci metto di pazienza ad impastare e pasticciare:-).
L’esperienza di oggi è stata fantastica: l’impasto dei biscotti batte il pongo durante e dopo, che l’impasto pare più semplice da maneggiare, si attacca meno facilmente ai vestiti e soprattutto al seguito di debita cottura si tuffa morbido, morbido, leggero, leggero in tè, latte e simili.
Nelle due ricette ho utilizzato zucchero, direi quindi formato bebè dai 12-18 mesi in su, a meno di sostituire lo zucchero con miele o sciroppo d’acero (in questo caso 12 mesi). Tenete conto che il biscotto alla farina di riso è perfetto anche chi è a dieta no glutine: la sottoscritta si è entusiasmata del risultato così fragrante e sofficioso.
Ho sfornato due tipi di biscotti, il primo da maneggiare solo dalla sottoscritta (che poi ci dovevo fare le foto, ma in una si intravede un risultato della pupa), il secondo per far pasticciare l’aliciotta con mille formine. La mia convinzione di tutto pulito, rigoroso, non mischiamo mille cose diverse è andata a farsi benedire, ma vedere Alice con le mani in pasta, come diceva qualcuno, “non ha prezzo”.
Biscotti alla farina di riso
130 gr di farina di riso
30 gr di fecola di patate
1 uovo
2 cucchiai di zucchero
1 cucchiaino di cannella
70 gr di burro
1 cucchiaino piccolo di bicarbonato
marmellata a piacere (io ho utilizzato quella ai mirtilli, evitare con formato sotto i 24 mesi)
Procedimento
Mescolare il burro con lo zucchero fino ad ottenere un composto soffice al quale unire l’uovo sbattuto e il cucchiaino di cannella. Stemperare la farina con la fecola e il bicarbonato e aggiungere al composto. Far riposare 15-20 minuti in frigo nella pellicola. Riprendere il composto e formate dei biscotti tondi con un affossamento al centro (ci ha pensato Alice con il suo pollice) nel quale mettere la marmellata. Passare in forno caldo (175°) per 15-20 minuti.
Biscotti al lime
300 gr di farina per dolci
1 uovo
il succo di un lime (o limone)
la scorza di un lime
80 gr di burro
50 gr di zucchero
1 cucchiaino di cremor tartaro e ½ cucchiaino di bicarbonato (o semplicemente il cucchiaino di lievito di cui ero rimasta sprovvista)
Procedimento
Mescolare il burro e lo zucchero (con un bel cucchiaio di legno avrete il risultato migliore), quando il composto è bello soffice aggiungere il succo del lime, la scorza e l’uovo sbattuto. Unire la farina a poco a poco ed infine il lievito (o cremor tartaro). Lasciar riposare per una mezz’ora in frigorifero. Stendete l’impasto e via con le formine. Infornare a 175° per 15 minuti.